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Avevo 15 anni

di Élie Buzyn, traduzione di Elena Loewenthal. Introduzione di Dario Disegni

ÉLIE  BUZYN SI E’ STABILITO IN FRANCIA AL RITORNO DAL CAMPO DI BUCHENWALD QUANDO ERA ANCORA MOLTO GIOVANE,  E’ DIVENTATO UN CHIRURGO ORTOPEDICO E HA AVUTO FIGLI E NIPOTI.  E’ IL PADRE DELLA MINISTRA DELLA SANITÀ FRANCESE. SOLO DA DUE ANNI HA DECISO DI RACCONTARE la sua storia testimoniando l’orrore subito ma soprattutto la capacità umana di ricominciare.

ebook disponibile
Pagg.  176
Euro  17,50
Uscita:  21 gennaio 2020
LA TRAMA

Dopo un’infanzia felice in Polonia, dove ha ricevuto amore e un’educazione improntata all’altruismo e alla formazione del carattere, Élie Buzyn, dal 1940 al 1944 viene confinato con la famiglia in un quartiere della sua città, Lodz, che diventa il ghetto degli ebrei. Come gli altri bambini, lavora e soffre la fame. Assiste alla fucilazione del fratello. Nell’agosto del 1944 con il resto dei familiari è deportato a Auschwitz, nel gennaio del 1945 comincia la “marcia della morte”, quando i nazisti dirigono i prigionieri verso Buchenwald. Alla liberazione del campo, Élie Buzyn intraprende il suo cammino verso una nuova vita: da Buchenwald alla Palestina, all'Algeria e infine alla Francia. Sceglie la professione di chirurgo ortopedico perché l’esperienza della prigionia gli ha insegnato quanto è importante potersi reggere sulle proprie gambe. E dopo cinquant’anni, dopo essersi creato una famiglia, con figli e nipoti, un giorno di due anni fa, Buzyn capisce che è arrivato il tempo di rendere pubblica e pedagogicamente utile la sua testimonianza. «Dimenticare il passato significa incoraggiare la sua ripetizione in futuro».

L'AUTORE

Élie Buzyn, chirurgo ortopedico, è nato a Lodz nel 1929 ed è uno dei superstiti della Shoah.
Dopo un lungo viaggio di ritorno dal campo di Buchenwald, nel 1956 si stabilisce in Francia e si laurea in medicina. Il bisogno di dimenticare lo spinge a farsi togliere dal braccio il tatuaggio con il numero. Solo cinquant'anni più tardi deciderà invece di diventare uno dei testimoni degli orrori dell'Olocausto. Nel 2014 è stato insignito dell’onorificenza di Cavaliere della Legion d'onore.